"Le confessioni di un peccatore eletto", pubblicato in origine nel 1824 e ora riproposto in una pregevole edizione da Agenzia Alcatraz nella meritoria collana "Bizarre", è un classico della letteratura gotica bizzarra e fuori dagli schemi, grazie ai suoi cambi di prospettiva e alla notevole miscela di inquietudine, mistero, introspezione psicologica, satira religiosa e messaggio antiautoritario. È un incubo gotico avvolto nel velluto nero del fanatismo religioso, una spirale discendente nella psiche di un uomo che si crede giusto e si scopre mostruoso. È il racconto di un'anima in bilico tra il cielo e l'abisso, tra la grazia divina e la dannazione più oscura. Il romanzo si sviluppa come un mosaico spezzato, in cui la verità si rifrange in schegge di delirio. Da un lato, la cronaca degli eventi raccontata da una voce esterna, dall'altro, le memorie di Robert Wringhim, un uomo convinto di essere tra gli eletti di Dio e dunque sciolto da ogni vincolo morale. La sua coscienza si annulla sotto il peso di un'idea terribile: se è destinato alla salvezza, allora nessuna colpa potrà mai macchiarlo. Il male, allora, si traveste da fede, e il suo cammino si riempie di ombre in agguato. In questo teatro dell'ossessione, si muove una figura inquietante, un doppio che emerge dalla nebbia, un uomo che lo guida e lo seduce, che lo incita alla vendetta e al crimine. È un demone? È la proiezione della sua stessa follia? Hogg non offre risposte definitive, ma lascia il lettore a perdersi nei meandri di questa allucinazione moralista e infernale. Accolto con perplessità per il suo essere troppo iconoclasta e in anticipo sui tempi, il romanzo è oggi considerato tra i migliori esempi di narrativa del perturbante, nonché una delle principali ispirazioni di R. L. Stevenson per il suo romanzo "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde". L'architettura del romanzo è un gioco di specchi deformanti: la narrazione scivola tra il documento e la confessione, tra il reale e l’irreale, evocando un senso di disorientamento che si fa ipnotico. La scrittura di Hogg ha la crudezza di un anatema e il fascino di un requiem sussurrato tra le rovine. È una lingua che arde di visioni febbrili, che si contorce tra il fervore mistico e il terrore puro. Il lettore è trascinato in un gorgo senza appigli, tra persecuzioni notturne e apparizioni spettrali, fino a un finale che è il suggello di una condanna eterna. Questa edizione rappresenta un evento unico: per la prima volta, il romanzo è accompagnato da un ciclo di illustrazioni inedite realizzate da James Hogg, fumettista contemporaneo e omonimo discendente diretto (o forse vera e propria reincarnazione?) dello scrittore scozzese. Un connubio di arte e letteratura che getta nuova luce sulle atmosfere cupe e sulfuree del testo. 

A impreziosire ulteriormente questa edizione pubblicata da Agenzia Alcatraz nella collana Bizarre troviamo l'ottima traduzione di Stefania Renzetti, la prefazione di Max Baroni e una postfazione firmata da Steve Sylvester, leggendario leader della band heavy metal Death SS. Proprio il romanzo di Hogg ha ispirato, tra le altre cose, The Entity, il nuovo concept album della band, in uscita ai primi di maggio. Nel tempo, Le confessioni di un peccatore giustificato è diventato un libro maledetto, un testo che brucia tra le mani come un vangelo apocrifo, un trattato sull’abisso che si apre quando il dogma divora l’anima. Se Stevenson, anni dopo, con il suo Jekyll e Hyde, darà forma alla dicotomia tra bene e male in chiave scientifica, Hogg lo ha fatto prima, in un'epoca dominata da spettri teologici e da una religione che si trasforma in pugnale. Leggere Le confessioni di un peccatore giustificato significa affacciarsi su un precipizio e scorgere il riflesso di qualcosa di indicibile. Un romanzo che non si limita a raccontare il terrore, ma lo incide a fuoco nelle viscere del lettore, lasciandolo smarrito, febbrile, forse persino contaminato.